24/12/2003
MA SEMBRAVANO VERDI!
I calzoni maschili sotto la luce al neon. Ultimo regalo di Natale per mio marito, il papà della Grace. Ieri vado e gli prendo un paio di jeans di velluto a coste. Marroni. Torno a casa e verifico: ne ha già tre paia. Bhe forse è il caso di cambiare colore. A lui piace il verdone bosco, e sta molto bene con la sua camicia di velluto di quella tinta. Così torno stamattina (sei gradi emmezza sotto zero) con la mia borsa, i calzoni piegati come si deve, le etichette con il prezzo e lo sconto (erano in saldo, bhe sì, se si può risparmiare qualcosina...), e naturalmente lo scontrino. La commessa, peraltro gentilissima, ha dei dubbi: l'articolo è in saldo e il cambio si può fare solo con analogo capo in saldo. Cerco sulle rastrelliere: analogo capo in verdone bosco e della sua taglia (é una cinquantaquattro, e non è sempre facile trovargli gli abiti) non c'è. Allora la commessa chiama una collega e insieme riescono a farmi il cambio con un altro paio di calzoni verdoni che nel frattempo avevo scelto, e che non erano in saldo, cioè costavano ottoeuro e cinquantadue centesimi in più. Li avevo adocchiati già da ieri, quei calzoni, perchè non solo erano verdoni ma anche di fustagno, tessuto che a me piace tanto, più ancora del velluto a coste. Bene. Sono soddisfatta: ringrazio le due commesse gentili e ci scambiamo gli auguri: esco ed apro la borsa per guardare meglio, alla luce solare, i calzoni appena acquistati: e sono MARRONI.. Ma dentro erano verdi, lo giuro!riflessi di riflessi di glaucy at 10:47:03
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23/12/2003
IL CATALOGO DELLE AMICHE 2
Ci sono anche quelle che vanno e vengono: per esempio la Maria Grazia. Lei è una importante, lavora in un picolo comune ma con un ruolo direttivo; si è separata qualche tempo fa, ed ha un figlio che va alle medie. Ci siamo conosciute nel periodo sindacale: quando andavo all'università erano in molti/e ad attraversare il periodo sindacale, era trendy. Così un'estate il nostro capo ci aveva scelte per una full-immersion alla scuola del sindacato: una cosa d'alto livello. E siccome io ho sempre viaggiato con due amiche (nel senso, sono sempre stata in 3, io più altre due) quell'anno sono stata fortunata: in stanza eravampo in tre. Io, la Maria Grazia ed un'altra ragazza della nostra età e della nostra città. Che si chiamava Maria Grazia anche lei. Ho un ricordo bellissimo di quella settimana: ho imparato a giocare a poker! E facevamo delle splendide passeggiate nei boschi. Negli anni successivi io sono stata un pò più amica di MG 2 per un certo periodo: poi lei s'è sposata ed ha avuto due bambini. Ci siamo perse un pò di vista, anche perchè lei abita in città, io e MG 1 in campagna. Come Roberta 2: abita in campagna, in quella che sembra davvero la casa delle fate: insieme a otto gatti/e e due lupe nere; non so se sia vero, ma si mormora in giro che da ragazza mettesse nel bosco delle ciotoline piene di latte per gli gnomi. Ha la mia età, uguale, ed è una importante anche lei, in una grande ditta informatica. E sostiene che dovrei lasciarmi i capelli tutti bianchi. Da quando ha iniziato la sua campagna no-tinta ci siamo un pò allontanate: adoro il colore che mi faccio. Prima era l'henne, adesso si chiama rouge-noir (la nuance) e lo compro al supermercato. E mi sta bene così.riflessi di riflessi di glaucy at 10:01:45
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16/12/2003
IL CATALOGO DELLE AMICHE. Prima puntata. (titolo preso da un libro di Isabella Bossi Fedrigotti)
Le prime sono state Danila e Donatella: abitavano a pianterreno nello stesso palazzo di Torino dove, al primo piano, abitavano i miei zii e nonna, e dove per quattro anni (dalla seconda alla quinta elementare) ho vissuto anch'io. Perchè? Perchè sì. Anche se le motivazioni erano le più incredibili: per i miei a Torino c'era l'aria buona, rispetto alla cittadina emiliana di dove è originario il ramo paterno della mia famiglia (il ramo materno è svizzero) e dove tuttora risiedo. Dandi e Donda sono sorelle, la terza sorella (la più giovane) è Dori: tre sorelle in 3-D!!! Battutaccia, davvero. Donatella ha un anno più di me, Dandi è più giovane di poco (non mi ricordo mai se ha due o tre anni meno): e per me sono sempre state irraggiungibili. Nel senso che io non mi sono mai sentita alla loro altezza: perchè sono tutto quello che io non riesco ad essere. Ma non che siano perfette, no, altrimenti sarebbero antipatiche e invece sono adorabili, siamo amiche da quarant'anni e voglio esserlo ancora: è solo che, come dire, per me anche le loro imperfezioni sono perfette. Forse sta tutto nel fatto che loro ai tempi una famiglia vera ce l'avevano, e io no. Con il che, io mi sono spesso sentita in obbligo di arrabattarmi per cercare di somigliare a loro, per essergli simpatica. Poi c'è stata l'amica del liceo, l'Anna: in seguito abbiamo scelto la stessa Facoltà (Lettere Moderne, quella dei/delle sfigati/e), o meglio io ho scelto quella cui l'Anna s'era iscritta perchè il mio obiettivo era uno: NON ESSERE MAI SOLA. Adesso lavoriamo entrambe per lo stesso Ente pubblico, nella medesima città, ma ci siamo un pò perse di vista. E Rossana: lei incarna magistralmente la Trasgressione. A 23 anni, alle soglie della laurea in lingue, è andata a Londra, e là si è fermata per sempre. Ha avuto due figli, è stata una fricchettona doc, compreso l'abbigliamento d'ordinanza (zoccoloni/gonnelloni/anelli indiani/fiori nei capelli) e l'esperienza da squatters (a quei tempi si faceva: voleva dire occupare case sfitte). Adesso che ha la mia età si rende conto che le energie stanno calando, e non la prende bene. Lucia ha anche lei due figlie, avute entrambe sulla soglia dei quarant'anni: lei ha sempre lavorato duramente, ha un bel pò di vigneti su in collina, e da ragazza s'era comprata tutta l'attrezzatura da fotografo semi-professionale, inclusa quella per sviluppare. Io e l'Anna eravamo i suoi soggetti preferiti nonchè unici: ci siamo divertite da matti a fare delle sedute pomeridiane di fotografie, lunghissime e stile set cinematografico: saccheggiavamo gli abiti vecchi che la Lucia aveva in casa e intepretavamo situazioni adeguate, impersonando ruoli tipo le signore che prendono il te (ambiente stile nonna Speranza gozzaniana), o la bisca clandestina (con il gangster e la pupa del gangster). Meraviglioso.riflessi di riflessi di glaucy at 12:52:02
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10/12/2003
IL CATALOGO DEGLI ERRORI
"Ancora una lavata? Si può sapere perchè vuoi riempire di umidità tutta la casa eh?" "Ma cos'hai fatto da mangiare? Che puzza!" "Hai comprato la verza sbagliata." "Di nuovo pomodori? Ma se ne abbiamo buttati via tre la settimana scorsa perchè erano marci. E costano ottomila lire al chilo!" "Vorrei sapere perchè le hai comprato quel computer. Se ne sta seduta lì tutto il giorno a scrivere invece di studiare." "No, un altro panno no! Ma cos'hai nel sangue, ghiaccio fuso?" "Hai ancora alzato la caldaia. Tanto poi mica la paghi tu la bolletta." "E' l'ultima volta che te lo dico: io quella roba lì [una cosa a scelta di quelle che a me piace mangiare] non la mangio!" "Ma si può sapere cosa guardi mentre stai guidando?" "Non mi dirai che quest'estate volete andare ancora al mare al solito posto!" "E basta sbaciucchiare, sempre sbaciucchiare, non mi piace lo sai, mi fai il solletico" "E chi ha voluto il gatto eh? Adesso te lo sorbisci" "Mamma, la vuoi smettere di dare giudizi su tutto quello che mi piace?" "Io nel riso il formaggio non lo voglio, te l'ho detto un milione di volte!" "Perchè ti vesti da pagliaccio Baraldi?" "Perchè ti vesti da ragazzina? Sei vecchia ormai, hai quasi cent'anni"riflessi di riflessi di glaucy at 11:14:22
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03/12/2003
Massello massiccio
In qualche strano modo, il mio ultimo testo (quello della punta dell'iceberg) m'è tornato indietro come un boomerang: penso che di notifiche non ne manderò, per un pò almeno. Con Internet per me è sempre stato così: ad un certo punto, inspiegabilmente, frasi banalmente vere si trasformano nella testa di chi legge in sinistre allusioni o, peggio, in autocommiserazioni compiaciute ed inutili. Succede che sono fisicamente incapace di accettare l'illogico: e di fronte al fatto di queste due signore, la Roberta e la Stefania appunto, che m'han sempre tenuta distante da loro, manco fossi lebbrosa, io non riesco a chiudere la pagina e dire: bhe è così e basta, s'arrangerà. No io continuo a chiedermi il perchè. Vabbè, mica tutti i momenti. Non è che ci perdo il sonno. E quasi mi vergogno per la mia inettitudine: perchè, se non mi vedono, sarà pur colpa mia no? Mi ricordo di quando c'è stato il ritiro in montagna prima della Cresima: ovviamente le nostre tre ragazze (mia figlia e le loro) erano là da sabato, ed i genitori le hanno raggiunte il pomeriggio della domenica. Io sono arrivata, da sola come sempre. Mi guardo intorno: un pomeriggio di primavera freddo e piovigginoso, un sacco di madri+padri riuniti in crocchi che parlano e ridono fra loro. Io, sola. E mi vergognavo, di essere sola. Nessuno che mi saluta. E dove mi metto vicino, a tavola? E con chi parlo? (mio marito: "ma sono cose inutili, io non ci vado"). Poi arriva la Roberta con suo marito, lui sì. Senso di sollievo. Scambio due chiacchiere futili. Arriva la Stefania con suo marito. La Roberta interrompe la frase a metà, si gira verso la Stefania e incominciano a parlare fra di loro. Fine.riflessi di riflessi di glaucy at 10:59:32
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