26/11/2003
Punta dell'iceberg
Un post è un post: più di tanto non ci può stare dentro. Allora, bisogna sintetizzare. Ecco perchè ho paura di Internet, malintenzionati a parte: perchè è scivoloso. Si è quasi costretti a fabbricarsi un'identità, diversa da quella reale. Per molti motivi: perchè bisogna essere brevi nel pensare e nello scrivere, e tagliando tagliando vien fuori un'altra sagoma; e perchè non si vedono le pause, la faccia, il tono di chi parla. Come faccio a far sentire come sto dicendo queste parole che scrivo? Non c'è modo, ve lo immaginate voi che leggete, e io c'entro relativamente. E' un'operazione del tutto soggettiva. E dunque quando ho scritto la mia letterina aperta alla Roberta e alla Stefania, che logicamente non lo sanno e non lo sapranno mai perchè loro Internet non lo considerano manco per niente, ho dovuto accorciare le frasi ed i fatti, e gli antefatti. Quello che non ho detto ha contribuito a creare il retrogusto da "Milano e Vincenzo" che Bubi ha acutamente avvertito (sagace!). Il nocciolo della faccenda è in parte nel commento di Grace=tendo a starmene per conto mio, e detesto i viaggi andata-e-ritorno-in-un-giorno-solo che la Roberta ama alla follia, indipendentemente dalle distanze (è capace di partire alle quattro del mattino per andare a Potenza e tornare la sera alle dieciemmezza: e non è una creatura alata). Però, però. Lei non mi ha mai invitato a casa sua per qualche bella cena familiare (noi tre+loro tre+la nonna+cagnolina+i tre gatti) che io adoro, mentre invece la Stefania sì. E poi naturalmente si ricambia, e via così. E poi d'estate c'è la casa in campagna: e se le bambine sono amiche fra loro è anche meglio, così si fermano a dormire la notte, poi loro le vanno a prendere e si fà la spiedata. Io no. Insomma, quello che mi chiedo è: perchè? Cos'ho io che non va? Forse niente, non le dò fastidio, non mi vede neanche, ma è proprio l'indifferenza assoluta la cosa più triste. Non le posso dire nè dare nulla che la interessi, nè io nè la mia famiglia. Ma perchè?. Alla fine, dicevo, si applica la legge dantesca del contrappasso: lei ha obbligato sua figlia ha frequentare assiduamente la figlia della Stefania perchè così s'instaura il celebre circolo virtuoso di inviti/ricambi d'invito. Ma a sua figlia l'altra ragazzina è sempre stata antipatica: e così la sua migliorAmica è mia figlia, com'è giusto che sia. La Roberta c'è rimasta male, all'inzio: ha fin provato a imporre la figlia della Stefania, ma loro non ne han voluto sapere. Ed una volta, fuori da scuola, lei (la Roberta) s'è lasciata scappare una frase rivelatrice: "Adesso sono i figli a scegliere le amicizie anche per i genitori". Ho sogghignato. Non ricordo se fra me e me.riflessi di riflessi di glaucy at 09:05:23
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19/11/2003
Si chiama "Multishaking"
Me l'ha detto mia figlia: e vuol dire fare contemporaneamente più cose, tipo lavare la verdura, mandare una mail, versare nella ciotola la pappa per il gatto, cercare una lettera, allacciarsi una scarpa, rispondere al telefono, svuotare la borsa della spesa, caricare la lavatrice, frugare nel portamonete, sentire la temperatura del biberon, raccattare un paio di calze dal pavimento, mettere via i libri, spegnere il computer, accendere il gas, mettere la testa dentro al forno. E aspettare. Lo aveva fatto Sylvia Plath, a suo tempo, e probabilmente la storia la conoscono in molti. Era un inverno freddissimo, lei stava a Londra, Ted Huges, il marito, l'aveva appena mollata coi bambini piccoli. Bene. Lei scende in cucina. Prepara la colazione per la piccola ed il fratellino (non ricordo quanti anni avessero, comunque non andavano ancora a scuola). Con calma, immagino. Mette tutto ben in ordine sul tavolo. Quindi s'inginocchia, gira la chiavetta del gas. Apre il portello del forno. E io mi son sempre chiesta: ma, e dopo? Quando si sono svegliati? Mi pare di aver letto che prima era arrivata la donna che aiutava in casa, e che era stata lei a scoprire la mamma. Morta. Ma dopo? Dopo? Da notare che poi, cresciuti, i figli di Sylvia Plath hanno sempre accanitamente difeso il padre, che tra l'altro è morto da non molto tempo, ed accusato le femministe (una volta esistevano) di aver strumentalizzato la figura materna. Ma io resto con quell'interrogativo. E ancora una volta, le parole m'han preso la mano e mi hanno tirata via. Il titolo di questo testo doveva essere "Punta di iceberg" per aggiungere qualche nota in più alla lettera aperta che ho spedito la volta scorsa alla Roberta e alla Stefania. Che naturalmente non leggono questo blog. Nemmeno sanno che esiste. Alla prossima. Forse.riflessi di riflessi di glaucy at 09:04:53
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12/11/2003
E' UN MISTERO
Roberta, non ti sono mai stata simpatica. O meglio, non mi hai mai preso in considerazione, la tua corsia preferenziale è sempre stata la Stefania. Tre persone, tutt'e tre mamme di figlie uniche nate a distanza di pochi mesi l'una dall'altra. Abitiamo a qualche centinaio di metri, nello stesso paese, e abbiamo circa la stessa età: la più vecchia, va da sè, sono io. E non sono mai riuscita a capire (è questo il mistero) perchè mi avete tagliato fuori: dalle vostre riunioni familiari tuttinsieme-andiamo-a-mangiare-la-pizza. Oppure andiamo a vedere la tal mostra. O magari facciamo un giretto fino al mare, quand'è stagione. Cose così, deliziose nella loro normalità. Io adoro le routines, il poter contare su qualcuno. Tu e Stefania vi sentivate, vi telefonavate, andavate di qui e di là, insomma vi vedevate spessissimo; le figlie di entrambe erano sempre assieme. Stessa scuola, stessa classe, compagne di banco dalle elementari. Io no. Perchè? Ma vedi, poi c'è una specia di rivalsa del destino: sì, perchè è venuto fuori, con gli anni, che tua figlia era stata obbligata a scegliersi la migliorAmica. Che è inaffidabile, volubile e supponente come la madre. Ma in compenso ha una gran fantasia, oh, certo. Così, tua figlia e mia figlia sono adesso loro due migliorAmiche; e l'altra è stata tagliata fuori, da un bel pò di tempo ormai. Non che ne soffra più di tanto: ha il cuore inossidabile. O forse, solo un pochino atrofizzato. Comunque, mia figlia ne sente la mancanza in certe occasioni: l'anno scorso scrivevano insieme un diario online, con personaggi creati da loro: era bellissimo. E qualcosa ne so anch'io, di quest'esperienza fantastica della scrittura a quattro mani. Infatti, a diciassette/diciott'anni scrivevo (su carta) con la mia amica di Torino un romanzo western: usavamo sempre la stessa busta, più e più volte ritagliata nella zona dell'indirizzo, per spedirci le puntate con gli aggiornamenti. Ad un certo momento però il portalettere deve aver deciso che non ne poteva più: e così la busta, oramai di tre/quattro colori, con infiniti rammendi e cuciture, non è più giunta a destinazione. Donda mi senti? Sì lo so che non ti piace il nome! Il titolo del romanzo non è mai stato definito, e nemmeno è stata completata l'opera: per la vertà, avevamo fatto un elenco di possibili titolazioni. Ma non so se sono autorizzata a diffonderlo... ;=]riflessi di riflessi di glaucy at 10:11:07
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05/11/2003
Le ragazze dello Scaffale Aperto: un bibliopost
In biblioteca c'è una sala popolata da scaffalature che accolgono libri visibili e sfogliabili subito: io ci vado spesso a razzolare per avere idee sui miei articoli, e sulle Unità Didattiche di letteratura che faccio per le scuole superiori. Mi affascina scavarmi una galleria (da vero topo!) tra le immagini evocate dalle pagine: infatti, è un processo quasi onirico, che procede per associazione d'idee. Lo conosco bene e so quanto sia faticoso, perchè comunque si tratta di spremere sogni ad occhi aperti, e non ricordo più dove ho letto una citazione da Camus (forse nemmeno troppo esatta) che dice: "Esprimere è un pò meno che vivere". Probabilmente me la sono adattata, le memorie sono come sciarpe, ti si avvolgono intorno e cambiano con il vento. Ma è vera. E' vero quello che dice la frase che ho scritto. E là, nella sala a scaffali aperti, è il regno di due -Ette (Elisab- e Nicol-) e una -Ella (Mari-); saltuariamente ci sono visite di una -Ania (Stef-) e di una -Esa (Ter-); loro sono le persone che accolgono la gente che viene a fare ricerche, trovano i libri, li danno in prestito, ascoltano le richieste, anche quelle più strane tipo "Avete dei libri sulla luna?" Al che loro diligentemente rispondono: "No guardi, tutti i libri li teniamo a scaffale". Scherzo ehi!!! ;=D. Oppure "Mi dia qualcosa per far mangiare il gatto"; "Come si usa il microonde?"; "Voglio un libro divertente, piccolo, maneggevole, non troppo pesante, con la carta leggera e con le pagine che non saltano via quando si girano, e che si possa leggere in treno nel tragitto Piacenza-Milano"; "Devo fare una tesi sulle danze cambogiane" "Ce l'avete qualcosa sull'amore che finisce male? E su quello che finisce bene?". Loro sono simpatiche, molto più giovani di me, e spiritose anche; -Etta [Elisab-] è andata al concerto di Robbie Williams con -Ania [Stef-]; non apprezza svisceratamente Michael Stipe come me, il che è un grave errore che prima o poi pagherà; liquida con un'alzata di spalle l'intero hip-hop, che io considero essenzialmente mono/tono ma non privo di testi di un certo valore; e mi ha prestato il cd con i Carmina Burana di Karl Horff; -Etta [Nicol-] ama la Provenza come me, ha gli occhi a mezzaluna quando sorride, i riccioli, e due figli come -Ella [Mari-]: mi viene ancora da sorridere ogni volta che ricordo come due ragazzi si sono girati a guardarla nel corridoione centrale della biblioteca (lei non se n'è accorta). E ha già due bambini! Io che tendo al mutismo o comunque sto meglio da sola da quando sono nata (anche perchè mi ci lasciavano), quando vado da loro mi fermo e sghignazzo un pò; qualche volta transitano anche gli obiettori da quelle parti. O meglio, solo i più simpatici. E adesso, se non mi fate un commento non vi rivolgo più la parola!riflessi di riflessi di glaucy at 10:17:43
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