29/09/2003

Io dalle otto alle nove di sera

Vorrei poter saltare direttamente dalle settemmezza alle nove in punto. Vorrei proprio che non esistesse DALLE OTTO ALLE NOVE. Perchè mio marito, che non vuole mai andare a prendere i dieci chili settimanali di sabbietta per la gatta, e nemmeno i biglietti della corriera per nostra figlia, che li usa per tornare da scuola, me la fa pagare DALLE OTTO ALLE NOVE. In un modo molto semplice: io insisto "per favore dai sono stanca mi fanno male i gomiti, dieci chili sono tanti, e poi io compro tutti i lunedì mattina presto l'enciclopedia di Repubblica, che costa 13 euro e novanta, insomma spendi qualcosina anche tu o no?" E via brontolando. (Esso è tirchio). Lui di pomeriggio non ama uscire di casa, a meno che non debba lavorare nelle viti o nel frutteto su in campagna; neanche la sera, per fortuna. Di me non parliamone nemmeno: mi devo alzare alle seimmezza tutte le mattine, circa alle novemmezza mi cala la palpebra e divento scorbutica se qualcuno tenta di svegliarmi. Per esempio ieri sera c'era una cimice nella camera di mia figlia, insomma lei ha una paura e uno schifo folle delle cimici: siamo stati in ballo un'ora per cercarlo, suo padre piantato in mezzo alla stanza con il naso per aria, io a rovistare furiosamente in giro vociando "ma non c'è nessuna cimice qua, lasciatemi dormiiiire" . Alla fine, saranno state le undici passate da un pezzo, lei è venuta a dormire da me, e mio marito ha dormito in camera sua. Poi ha annunciato drammaticamente di aver subito l'attacco della cimice, planata sulla testiera del letto alle cinque del mattino con intenti perversi. Sto divagando; in sostanza, se mio marito viene pressato a uscire per sabbiette e biglietti (cui a volte, orrore, si aggiunge un litro di latte), si vendica subdolamente: torna alle ottoeunquarto, senza avvisare. E sa benissimo che mi agito. Lo fa apposta. Perchè è cattivo, DALLE OTTO ALLE NOVE. Di sera.
riflessi di riflessi di glaucy at 16:31:47 8 Commenti

17/09/2003

CAMIONISTI

Ieri, sulla provinciale. Sto facendo i miei soliti 80 all'ora. A me piace quest'andatura, non do fastidio a nessuno. Un boato: il clacson di un camion grosso, molto grosso. Rosso. Non sta segnalando che vuol passare, quindi perchè suona? Ho sbagliato qualcosa, mi dico subito. Sono sempre molto sicura di me stessa e compagnia bella. Già. Come direbbe il signorino Caulfield. (E così ho fatto la mia brava citazione). Ma non ho fatto proprio nulla di male: rettifilo, io davanti e questo dietro, nient'altro. Alzo il medio. Rimbomba ancora. Lo rialzo. Poi segnalo perchè devo svoltare a sinistra. Zompa alla mia sinistra, infilandosi in una specie di forcella, molto stretta, e mi taglia la strada. Eseguo immediatamente una conversione ad U e scappo. Senza prendere il numero di targa. Senza chiamare i carabinieri. Mio marito mi sgriderà per questo. Ma io sono abbonata a queste situazioni: due anni fa, in agosto, ero ferma tranquillamente al semaforo e vedo un pugno che entra dal finestrino seguito dalla seguente frase "Io ti ammazzo, io ti ammazzo". Ho risposto timidamente: "Ma c'è verde".
riflessi di riflessi di glaucy at 11:45:38 16 Commenti

11/09/2003

Storia di Dassi

Dassi, gatto bianco e nero che al tempo fu chiamato Filippo, arrivò giusto un anno fa, in settembre, da noi in campagna, con madre e fratellino al seguito. Lui era il più grande, e ad occhio quello che stava meglio di salute. Li ha portati da noi: ma dopo una settimana sono scomparsi mamma e fratello, ed è rimasto solo lui. Una domenca arriva la mia amica medico da Torino, lo guarda e fa: "Macchè Filippo, è una femmina". Così Dassi diventa Filid'oro, per il colore degli occhi. Passa un mese: in questo frattempo avevamo fatto ritorno alla casa-di-tutto-l'anno, che è pochi kilometri dalla città, in un piccolo paese, e io andavo su due, tre volte la settimana per far fare il giretto al cane di mia suocera (l'ha chiamato Fido) nonchè dar da mangiare a Filid'oro: mia suocera non se ne curava, è molto anziana e la casa è in collina, e poi lei di animali per casa non ne vuole eccetera eccetera. Una domenica di sole, ai primi di ottobre, vado su come al solito (=pendolarismo animalesco); mio marito m'aveva già detto che da giovedì la gatta non si vedeva. Ero un pò preoccupata, ma non tantissimo: lì pericoli di macchine non ce ne sono proprio, al massimo si sarebbe trattato di una fuga nei boschi. E se proprio sceglieva il ritorno alla vita selvatica, bhe, in fondo come potevo biasimarla? In casa due non ne posso tenere: c'era Giulio con noi, allora; una piccola tigre strafottente. E Filid'oro non poteva resistere a lungo con quel poco cibo che le davo io. Per non parlare delle coccole, di una casa e di una famiglia che le volesse bene. Arrivo, e la sento miagolare: s'era rotta una gamba. Il vetrinario fà le lastre: "Signora - mi dice guardandomi con sospetto - a questo gatto hanno sparato. Ha tre bossoli di carabina ad aria compressa nella pancia. " Per poco io e mia figlia non crolliamo al suolo di schianto; telefono a mia madre, che per dodici anni ha convissuto felicemente con la Melissa, altra tigre reale, e la imploro, la scongiuro di tenere Fili in casa con lei e sua sorella, mia zia, anche se so che di gatti non ne voleva più perchè ha sofferto tanto per la malattia e la scomparsa della sua. Ma io la scongiuro: a Fili hanno sparato, lì c'è qualcuno che prima o poi la ucciderà, è salva per un pelo; il veterinario non interviene infatti: i bossoli non hanno leso nessun centro vitale, l'osso rotto ha già fatto la gomma (la frattura non è recente) e difatti poi la gambina guarirà benissimo, Fili zoppicherà per qualche settimana, poi, a casa di mia madre e mia zia, comincerà a correre e a saltare. Sembra una storia a lieto fine. Invece no. Fili, dolcissima e tenerissima, chiede tante e tante carezze, tutte quelle che non ha mai avuto: e fin qui tutto bene. Ma incomincia anche a rivelare strane protuberanze: ma la mia amica medico ha detto ... Così per un pò non si sa che nome darle: l'idea viene a mia zia che come mia madre è svizzera e perciò sa il tedesco: DAS è l'articolo che indica il genere neutro, in tedesco. E così Filid'oro diventa Das prima, e poi DASSI. Un diminutivo. Dassi cresce. Le sue unghie anche. La tappezzeria di mia madre descresce. I tappeti puzzano. La casa pure. Noi nel frattempo abbiamo perso Giulio lo snob, il bello, il vanitoso (si specchiava): andiamo a prelevare Dassi e lo portiamo con noi, convinte che la nostra sarà la sua accogliente, amorevole casa definitiva. Contenta mia madre. Contenta mia zia. Contenti noi. Dassi, no. Da subito manifesta un'assoluta avversione per la nostra abitazione: dopo tre giorni esce e torna due giorni dopo. Poi altri due giorni con noi, e tre giorni fuori. Continua l'altalena per un paio di settimane, poi scompare per sempre. Non è esatto: ricompare un paio di volte nel nostro giardino (alla casa non si avvicina MAI), si fà vedere da lontano, se ne va. Ha scelto un'altra casa, forse. Nella nostra in luglio è arrivata Leyla: nome da cànide, non da fèlide. L'ha scelto mia figlia: io la chiamo Pollicina.
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04/09/2003

Timbri, puntini di sospensione e punti interrogativi

Come pronunciate dentro di voi le parole che scrivete? Che tono date alle frasi, nella vostra testa, man mano che scendono sul video dalla tastiera? Perchè le sfumature dei timbri sono infinite. Come renderle in modo che traducano senza equivoci quello che abbiamo in mente di dire? Ed ecco che, prendendo la Corriera della Sera, ho di primo acchito provato un certo qual senso di vergogna: anch'io ho abusato di puntini. Punti interrogativi non direi, nei titoli forse. E già, i titoli. Come l'enigma dei timbri reali, mi hanno sempre irretito le etichette, i titoli delle cose insomma. E delle persone. Perchè un nick cos'è se non il titolo che pensiamo ci rappresenti di più? Io ne uso un paio, con graduazioni diverse, dal più amichevol-confidenziale a quello cordial-lavorativo, al decisamente secco-e-stammi-lontano. Glaucy è solo per questo blog: è il nome in originale del Puffo Quattrocchi, con il quale sento una certa affinità: piccolino, saccentello, imbranato e poi sbaglia spesso e sostiene i suoi errori con foga degna di miglior causa, incartandosi sempre di più. Un altro che uso in certe corrispondenze letterarie tipo forum di HoldeLab e la mailinglist di Bombasarta OPS volevo dire carta, è Példikar. Data la mia data di nascita che si perde nella notte dei tempi, uno dei miei primissimi libri è stato "Pel di Carota" di Jules Renard. E con il protagonista, Pel di Carota appunto, il ragazzo di cui neppure sua madre ricordava il nome, ho sempre avuto un gran feeling identificatorio.
riflessi di riflessi di glaucy at 09:50:22 1 Commento